Archivio per Marzo 2009

È uno spettacolo indecoroso quello che stanno offrendo i signori della maggioranza sull’assegnazione delle quote del Fas. Uno scempio sia sul piano dei fondi nazionali che su quelli regionali. Dal primo giorno di insediamento il governo ha finanziato un provvedimento dopo l’altro con la quota nazionale stanziata dal governo Prodi, arrivando a dirottare 30 miliardi su capitoli che non hanno nulla a che vedere con lo sviluppo del meridione. Sul versante regionale, invece, l’esecutivo è stato recentemente costretto a confermare la dotazione di 27 miliardi che l’Europa destina direttamente alle Regioni. Ma ha rapidamente trovato il modo di bloccare i piani attuativi, rendendo di fatto indisponibile tale somma per i territori del Mezzogiorno. Oltre al danno c’è anche la beffa: quasi tutti i piani attuativi presentati dalle amministrazioni del centro e del nord sono stati accettati.

L’assessore al Bilancio siciliano, Michele Cimino ha deciso allora di uscire dal torpore, attaccando pubblicamente il ministro ed ex governatore della Puglia Raffaele Fitto. Un affondo sferrato sotto l’ala del sottosegretario con delega al Cipe Gianfranco Micciché. Cimino, Fitto e Micciché: tre esponenti meridionali dello stesso partito, il Pdl. Tre personaggi in cerca d’autore, tanto impegnati ad allestire questa messa in scena da non rendersi conto di quanto sia grottesca la loro posizione.
Incredibile l’impostazione di Fitto: continuando a giustificare ogni bordata che l’esecutivo lancia contro il meridione, riesce solo a dimostrare che il governo preferisce penalizzare le amministrazioni amiche piuttosto di riconoscere un solo centesimo al Sud. Senza senso la non-azione di Cimino: preso atto che la sua voce rimane sistematicamente inascoltata, cosa aspetta l’assessore a dimettersi? Assurda allo stesso modo la posizione di Micciché, che sbraita spesso (e a ragione) contro Tremonti, ma rimane ben saldo sulla sua poltrona.

L’idea che i fatti siano più importanti degli annunci, evidentemente, non sfiora neppure il presidente Lombardo. Di fronte all’ennesima ingiustizia subita, il governatore ha chiesto l’ennesima udienza al premier. Un film già visto diverse volte e sempre con lo stesso finale: un sorriso e una pacca sulle spalle da parte del capo del governo. Né finora è servito di più per far tornare il sorriso sulle labbra del presidente della Regione Siciliana.

Sarà così anche questa volta? Ci auguriamo di no. L’idea che la Sicilia debba andare ripetutamente alla corte di questo governo a trazione leghista per richiedere ciò che le spetta di diritto, è già di per sé un fatto di una gravità assoluta. Cosa aspetta il governatore a prendere iniziative politiche concrete? Quante vessazioni dovrà subire la Regione prima che il leader di un partito che si dice autonomista decida di reagire? La Sicilia ha bisogno ora più che mai di una degna rappresentanza nazionale, che tuteli il territorio e i cittadini al di là di ogni schieramento politico. Si deve dare il via a una battaglia trasversale e senza sconti, per difendere le risorse necessarie a far ripartire l’economia del Mezzogiorno. E, con essa, quella di tutto il Paese.

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All’inizio lo abbiamo tutti preso per uno scherzo. O magari per un refuso, un errore di stampa dovuto a qualche distratto correttore di bozze. E invece è proprio così: dopo aver stanziato 10 miliardi a favore degli istituti di credito settentrionali, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha davvero detto che conta di rilanciare l’economia del Mezzogiorno con cinque milioni. Non un euro in più finirà infatti nella dotazione della Banca del Sud, istituto “in grado di sostenere lo sviluppo del meridione”, per dirla con le parole del titolare di via XX settembre.

Ma non basta, Tremonti è andato oltre, volando alto come suo solito, spiegando ai meridionali che l’Unità d’Italia è stata fatta a spese del Sud, “con le baionette piemontesi” e non  con le teorie illuminate di certi intellettuali risorgimentali. Sorge il dubbio che in quel momento il ministro non stesse affatto muovendo un’accusa, ma invece illustrava il modello cui si ispira l’azione del suo governo.

Fuori dall’ironia, la disinvoltura con la quale il ministro Tremonti si taccia per meridionalista dopo aver messo in ginocchio il Sud è francamente insopportabile. Mentre la crisi imperversa colpendo in particolare i lavoratori delle aree deboli, mentre gli esercizi chiudono soffocati dalla stretta creditizia, mentre le famiglie non hanno più di che spendere, la trovata della Banca del Sud – così come pensata dal governo – non può che essere accolta per quello che è: un pessimo numero di avanspettacolo per far dimenticare ai meridionali la parola “recessione”.

Niente più che un diversivo con il quale la squadra del Cavaliere cerca inutilmente di blandire la disillusione e la rabbia nei confronti di questo governo. Non è con uno spot pubblicitario che si cancella nella memoria dei meridionali lo scippo di 20 miliardi di euro dai fondi destinati allo sviluppo del Sud. Non è con uno slogan che si fa dimenticare ai piccoli imprenditori del Mezzogiorno l’abolizione del credito di imposta. Non è con il solito refrain che le famiglie riusciranno ad aumentare il proprio potere d’acquisto. La recessione non si combatte a colpi di annunci, ma con serie politiche di sostegno al reddito e con strumenti specifici di fiscalità di sviluppo chi investe nelle aree deboli.

Quanto sia traballante il discorso intorno alla Banca del Sud lo dimostra il totale immobilismo del governo fronte alla stretta che sta attanagliando le famiglie e le imprese siciliane. Una logica dalla quale non si sottrae neppure il presidente Lombardo. Secondo le ultime stime, infatti, il Banco di Sicilia – unico vero istituto meridionale di cui disponiamo – declina ormai due richieste di credito su tre. Su questo bilancio pesa l’assenza di una visione strategica da parte dell’azionista istituzionale, la Regione Siciliana. Se si vuole veramente iniziare un percorso a favore del Mezzogiorno, si cominci a lavorare da qui e dalle altre realtà esistenti. Si chiarisca una volta per tutte qual’è il ruolo della maggiore banca siciliana. E se è davvero possibile, almeno in questo caso, distinguere le finalità del credito dallo sviluppo economico e sociale del territorio.

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