Il fronte di lotta che ha opposto e continua a opporre i sindaci delle isole minori al governo a causa dello scandaloso taglio delle linee Siremar, mette in evidenza ancora una volta il doppio standard antimeridionalista applicato dall’esecutivo Berlusconi in materia di trasporti. Per meglio mettere a fuoco questo doppio standard basta osservare le vicende che stanno animando in questi giorni il teatrino sulle sorti di Malpensa, “fiero scalo dell’Italia che produce”. I fatti sono noti: la Lega, “per salvare l’hub padano”, spinge per l’alleanza con Lufthansa, facendo finta di non sapere che un accordo in tal senso è ormai del tutto improbabile. Il carroccio finge anche di ignorare che un accordo con Air France non comprometterebbe affatto le sorti dell’aeroporto lombardo, essendo ormai prossima la liberalizzazione degli slot lasciati liberi da Alitalia. Spazi sui quali la compagnia tedesca ha già puntato gli occhi.

Perché, allora, dar spago a una falsa querelle? Il battibecco tra il Senatùr e il Cavaliere cerca di far passare un messaggio preciso e surrettizio: nel passaggio delle consegne tra vecchia e nuova Alitalia, a rimetterci sarà il nord e non il centro. E tanto meno l’improduttivo meridione.

Già, il Sud. Che fine ha fatto il Mezzogiorno nel dibattito sul futuro del trasporto aereo italiano? Se si guardano i numeri, nell’era Cai spostarsi da Palermo a Roma sarà più difficile e più costoso di prima. Soprattutto, non si avranno alternative. La fusione tra Airone e la vecchia Alitalia annulla di fatto la concorrenza e crea un monopolio destinato a tradursi in prezzi alti e bassa qualità dei servizi. Mentre però un utente che risiede al nord avrà sempre la possibilità di viaggiare in treno, un suo omologo meridionale dovrà per forza prendere l’aereo, trovandosi costretto a pagare di tasca propria una vera rendita di posizione.

Morale della favola: sarà il mezzogiorno a pagare l’inadeguatezza dimostrata dal governo nell’affaire Alitalia. Un dossier costato ai contribuenti 4 miliardi di euro e che ha dato vita a una mini compagnia di bandiera che opererà in regime di esclusiva a sud di Napoli. Al di là degli annunci fittizi e delle false polemiche, questa è l’operazione del governo Berlusconi. Dietro la cortina fumogena creata intorno a Malpensa, dietro i bisticci e le false preoccupazioni “per l’Italia che produce”, c’è il solito vecchio schema che scarica le inefficienze “sull’Italia che paga”, vale a dire sul Sud. Un modello purtroppo ampiamente collaudato in questi mesi con i decreti e i provvedimenti più disparati, dall’operazione dell’Ici sulle case di lusso allo scippo dei fondi per le aree sottoutilizzate fino all’abolizione del credito d’imposta per gli imprenditori meridionali.

Un doppio standard, come si diceva, che non produce vergogna nei signori che ci governano, men che mai in quelli siciliani. Ma non determina neanche azioni concrete da parte da quegli esponenti meridionali di maggioranza cui piace fare la voce grossa. Ma, si capisce, solo a giorni alterni, e rigorosamente tra le mura di casa propria.

Scrivi un Commento

Bisogna loggarsi per scrivere un commento. Login »