La lettera-denuncia dei parlamentari siciliani di centrodestra al ministro Giulio Tremonti sul gravissimo e reiterato scippo del Fas da parte dell’esecutivo Berlusconi, lascia francamente perplessi. Giusto, anzi doveroso, denunciare - come fa da mesi l’opposizione - l’impostazione pesantemente leghista di questo governo.  Una tara che si traduce nello scippo di 16,6 miliardi di euro dal fondo per le aree sottoutilizzate, nello smantellamento di ogni tipo di fiscalità di sviluppo, nella totale indifferenza dei bisogni specifici delle famiglie, dei precari e delle piccole e medie imprese che operano nelle aree deboli del Sud. 

Quello che non torna è la divergenza che c’è tra i loro annunci il loro comportamento in sede parlamentare, che non si traduce mai in atti concreti e dà vita spesso a scene imbarazzanti. Una di queste si è verificata in coincidenza delle votazioni in commissione Finanze sugli emendamenti governativi al decreto anticrisi. Proprio quel provvedimento che, si legge nella missiva, “non contiene alcuna disposizione rivolta specificamente al Mezzogiorno”, e rischia anzi di diventare il trampolino per una sciagurata riforma delle tariffe energetiche. In quella sede, i deputati meridionali di centrodestra avrebbero potuto esprimere il loro dissenso e battersi sul piano istituzionale contro la squadra di Berlusconi. Tuttavia, proprio nel momento della votazione, pidiellini e autonomisti hanno preferito alzare i tacchi e uscire dall’aula, evitando ogni confronto politico. L’azione di contrasto, naturalmente solo simbolica, è stata dunque portata avanti esclusivamente dai deputati del centrosinistra.

È così che i “nostri eroi” hanno intenzione di tutelare gli interessi del meridione? Come pensano di risolvere questa dissociazione tra parole e fatti i parlamentari siciliani? Nelle ultime settimane si sono palesati vaghi segni di risveglio da parte dei parlamentari isolani di centrodestra. Bene fa Gianfranco Micciché a spronare i suoi, ma lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio non può, da quel pulpito, avanzare critiche senza incarnare un paradosso. Interviste, esternazioni e missive devono ora trasformarsi in atti conseguenti.

I sedicenti “ribelli” di centrodestra, se non agiranno subito nelle sedi opportune, continueranno ad avallare di fatto le vessazioni compiute dall’asse Bossi-Tremonti. Di fronte all’insipienza della loro protesta, il governo ha già capito di avere carta bianca nella gestione delle risorse destinate al Sud.

La battaglia contro la discriminazione della Sicilia e del meridione deve essere condotta con il massimo della coerenza e al di là di ogni schieramento di parte. Il tema della crescita economica del Mezzogiorno deve tornare ad essere il punto centrale di una strategia di sviluppo nazionale. Solo mettendo insieme le forze nelle sedi istituzionali saremo in grado di imprimere una svolta decisiva nella politica miope di questo esecutivo. Sono pronti i colleghi siciliani del centrodestra a raccogliere la sfida?

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