Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica è tornato a parlare di questione meridionale. Il Capo dello Stato ha denunciando “nuove sordità verso le esigenze del Mezzogiorno”, ribadendo che l’unità nazionale “va rafforzata” anche attraverso il “dovere inderogabile” del Nord di essere solidale con il Sud. Un appello importante, lanciato proprio in coincidenza con l’approvazione alla Camera del decreto che il governo si ostina a chiamare anticrisi. Provvedimento che ignora completamente le aree deboli del Sud, dove sono le famiglie più numerose, i lavoratori meno tutelati e gli imprenditori maggiormente a rischio.

Dimostrando un’arroganza senza limiti, l’esecutivo ha posto per la trentaduesima volta dal suo insediamento la questione di fiducia, facendo cadere tutti gli emendamenti (le opposizioni ne avevano presentati appena una trentina per evitare di dare alibi all’esecutivo) e mettendo nuovamente il bavaglio al Parlamento.  Ne risulta un testo del tutto sbilanciato che, se approvato senza modifiche anche al Senato, potrebbe portare il Mezzogiorno verso un 2009 disastroso.

Il tanto pubblicizzato assegno familiare, per cominciare, è completamente fuori bersaglio. Non solo è un bonus “una tantum”, ma beffa proprio i nuclei più numerosi, premiando i single e le coppie senza figli. Quanto alla social card, il flop è decretato dai numeri: su scala nazionale del milione e 300mila aventi diritto, solo 350mila l’hanno ottenuta. Intanto si moltiplicano i casi di persone che, davanti a una cassa, si sentono dire che la carta è scarica, e pertanto devono posare la merce che intendevano acquistare. Una mortificazione inaccettabile, davanti alla quale tutti gli ideatori di questa tessera dovrebbero vergognarsi. Non era meglio dare semplicemente il denaro a chi ne ha diritto?

La situazione è poi disastrosa sul fronte delle piccole e medie imprese. Nulla è stato fatto per ripristinare l’automatismo sul credito d’imposta. Gli imprenditori meridionali rimangono così senza strumenti di fiscalità di sviluppo, in totale balia della stretta creditizia. In compenso, chi vive o lavora nel Mezzogiorno si vedrà recapitare bollette più care grazie alla geniale idea di spaccare in tre l’Italia sulle tariffe energetiche. Morale: il potere d’acquisto delle famiglie meridionali diminuirà, gli investimenti a sud di Roma saranno disincentivati, la precarietà tenderà a salire. Così come la disoccupazione.

Sul delicato tema degli ammortizzatori sociali, senza neppure essersi confrontato con i sindacati, il governo ha prodotto formule confuse e si è mosso senza la copertura di nuove risorsa (si intende veramente depredare i Fondi sociali europei e compiere così l’ennesimo scippo ai danni del Mezzogiorno?). Una ricetta che rischia di creare solo grandi illusioni. In definitiva, dopo aver tagliato al Sud 16,6 miliardi di euro, il governo Berlusconi non ha destinato neppure un centesimo alle riforme necessarie per il suo rilancio. Tremonti pensa forse di far cosa gradita al Carroccio. Non capisce che questa impostazione antimeridionalista condanna alla catastrofe l’Italia intera, nord incluso.

Come sottolineato nel messaggio di capodanno dal Capo dello Stato, il paese può e deve uscire migliore da questa crisi. Ma questo sarà possibile solo se il governo si deciderà a cambiare radicalmente linea, invertendo la sua impostazione unilateralista e comprendendo una volta per tutte che senza puntare sul Sud l’Italia non può ripartire.

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