LAMPEDUSA NON PUO’ DIVENTARE UNA COLONIA PENALE
Scritto da: Sergio D'Antoni in Lampedusa, Mezzogiorno, tags: Immigrazione, LampedusaLa decisione del ministero dell’Interno di istituire a Lampedusa un nuovo Centro di identificazione ed espulsione, in aggiunta al Centro di permanenza già esistente, è di una gravità inaudita e foriero di un disegno terrificante. Le intenzioni dell’esecutivo sono quelle di trasformare l’isola in una sorta di colonia penale, dove però le donne e gli uomini non hanno alcuna colpa se non quella di provenire da realtà disperanti. Il governo vorrebbe concentrare nel Mezzogiorno le tracce più evidenti del suo fallimento, che ha portato negli ultimi mesi al raddoppio degli sbarchi di clandestini. Gli effetti di questa politica disastrosa sono ormai sotto gli occhi di tutti.
Di bassissima lega i tentativi da parte del governo di persuadere i lampedusani. Il sindaco riferisce che “piogge di milioni” erano pronte a cadere sul Comune se l’ente avesse detto di sì alla nuova struttura. Da parte sua il ministro Calderoli ha preferito lanciare l’amo pubblicamente, proponendo in un’intervista di trasformare l’isola in un porto franco. Lo sdegno è stato unanime: ci spiace ministro, Lampedusa non è in vendita.
Il fenomeno dell’immigrazione clandestina non si fronteggia tenendo per mesi donne, uomini e bambini in strutture che somigliano a penitenziari. In questo modo si aumenta la tensione sociale e si creano danni terribili al tessuto culturale ed economico di un territorio. La tradizione di ospitalità e accoglienza dei siciliani è entrata di buon merito nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Questo orgoglio ora rischia di incrinarsi a causa della miopia di un governo a trazione leghista.
Il blocco totale di un’isola, gli scioperi e le durissime contestazioni hanno infine portato il presidente Lombardo a chiedere che il governo torni a ragionare. Il governatore ha in calendario una serie di incontri con il governo, ma non è ancora chiaro in che modo intenda difendere i diritti della comunità isolana. Se la girandola dei vertici ministeriali dovesse concludersi ancora una volta con sterili promesse declinate al futuro, Lombardo farebbe pagare a tutta la Sicilia le conseguenze di una misera politica opportunistica.
Se il leader degli autonomisti vuole davvero incidere in questa vicenda, deve iniziare una battaglia politica senza sconti, dare un peso ai suoi parlamentari a Roma. Questa l’unica via percorribile dal governatore per difendere la causa di Lampedusa e preservare l’immagine di una delle mete più attrattive del mediterraneo.
La Sicilia non può e non deve trasformarsi in una colonia penale. Al di là degli schieramenti politici, è necessario che tutti parlamentari siciliani facciano fronte comune per ricordare a questo governo che la loro regione non è terra di conquista, dove si può qualsiasi cosa senza il minimo riguardo per la volontà e le esigenze della cittadinanza.
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