La commedia pirandelliana nel centrodestra siciliano si arricchisce di un altro capitolo e di un nuovo straordinario personaggio: Roberto Calderoli, ministro della Repubblica che, a quanto pare, non conosce i propri sottosegretari. La vicenda è nota, ma un rapido resoconto sui fatti non guasta. Durante la festa dell’autonomia dell’Mpa, sabato a Messina Gianfranco Micciché sbotta: “Questo federalismo non va”. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio (!) dice di non fidarsi di una legge fatta “dagli amici della Lombardia” e “da gente come quelli della Lega”. Tuoni e saette dal Palazzo. “Micciché chi? – ha replicato uno stizzito Calderoli –. Non lo conosco. In Sicilia parlo solo con Lombardo”. Il teatrino si chiude per ora con l’ingresso del presidente della giunta: “Ha ragione Gianfranco, il rischio di una virata nordista c’è”, ha sentenziato Lombardo. Non si parlasse di un argomento così serio, ci sarebbe da accomodarsi e godersi lo show. Purtroppo però, mentre lorsignori continuano a battibeccare, chi paga lo spettacolo sono i siciliani.

Ci chiediamo quanto debba andare avanti questo gioco delle parti. Quanto ancora gli esponenti della maggioranza regionale, e in particolare quelli dell’Mpa, intendano interpretare la parte dei lupi a Palermo per poi tornare ubbidienti agnellini a Roma. Dove erano Lombardo e Micciché mentre il governo toglieva fondi per gli investimenti produttivi del Sud? In cosa si dilettavano nei giorni in cui l’esecutivo preparava la polpetta avvelenata dell’Ici? Che facevano mentre veniva tagliato il credito agli imprenditori? Quella in atto da parte degli esponenti della maggioranza siciliana è una strategia misera. Si tenta invano di salvare la facciain casa dicendo “non siamo responsabili di quello che fa Berlusconi”. Ma in concreto non si fa nulla  per arginare l’antimeridionalismo del governo nazionale. È un gioco puerile di cui i cittadini si sono accorti e che non può più durare a lungo. È bene che Lombardo, Micciché e tutti gli altri personaggi di questo pietoso balletto se ne rendano conto. Ne va del futuro della Sicilia.

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