Non è facile individuare e comprendere la tara politica che spinge il governo ad affondare il Mezzogiorno un provvedimento dopo l’altro. È anche difficile credere che una tale demolizione programmatica possa essere condotta senza reali proteste da parte degli esponenti meridionali della maggioranza. Tuttavia è ciò che sta accadendo. A suggellarlo, il silenzio di fronte all’ultimo scandaloso scippo al Fas perpetrato ai danni del Meridione. I numeri sono associabili a un bollettino di guerra. Secondo lo schema di delibera approvato recentemente dal Cipe, le risorse destinate alle aree sottoutilizzate saranno ridotte di 14 miliardi, 12 dei quali saranno pagati dal Sud. In questo bollettino la Sicilia si prepara a pagare il dazio più alto. Togliere risorse allo sviluppo delle aree deboli per fare cassa è un’operazione abbietta e un vizio che questo esecutivo non riesce a togliersi. La squadra di Berlusconi l’ha già fatto per far fronte a scelte politiche sbagliate come il taglio dell’Ici per i più ricchi. Ora con la stessa tecnica intende far pagare alle aree deboli i più disparati provvedimenti del governo, dalla riforma delle università, all’organizzazione di un evento internazionale come il G8.

Non è solo una questione di tagli. Nelle vari capitoli di spesa non si intravede alcuna riallocazione tesa a concentrare le risorse sui settori in grado di rilanciare lo sviluppo delle regioni meridionali. Dopo aver congelato per quasi un anno la programmazione 2007-2013, la squadra del Cavaliere la riavvia con importi fortemente ridotti. Tutto qui. Nessuna politica redistributiva emerge dai rapporti delle nuove quote. Siamo di fronte all’ennesimo colpo d’accetta verticale, finalizzato esclusivamente a rimpinguare le casse dello Stato Con i soldi del Sud. Qualche tempo fa Raffaele Lombardo, da presidente della Provincia di Catania, chiamava a raccolta i suoi uomini nella Capitale. Nel mirino aveva il governo Prodi, che dopo aver stanziato un miliardo e mezzo per la viabilità secondaria, tardava a suo dire, a rendere disponibile tale somma. Cosa farà Lombardo, intanto diventato governatore, ora che la destra ha ridotto a 500 milioni questo fondo? Salirà di nuovo a Roma più infuriato che mai o, da bravo autonomista, dirà il suo personalissimo “obbedisco” al Cavaliere?

Nessuno si sogna di mettere in dubbio l’importanza di avviare un grande piano di opere pubbliche in un periodo come questo. Ma esigiamo garanzie sul fatto che i soldi del Sud rimangano al Sud. Un concetto che non dovrebbe sfuggire a una coalizione che si dice federalista. È possibile realizzare le grandi infrastrutture del nord con le risorse programmate per lo sviluppo del Sud? È così che il governo cerca di rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno? È così che intende varare le necessarie politiche espansive? Mentre il governo manda a rotoli il Mezzogiorno a  furia di spallate, tutto tace dagli scranni dei parlamentari meridionali. In uno strano esercizio di equilibrismo politico, qualche esponente autonomista tenta persino di prendersela con il governo Prodi. Non ci piace sparare sulla croce rossa, tuttavia non abbiamo difficoltà a ricordare che il centrosinistra ha portato a quota 64 miliardi il Fas, ha implementato l’automatismo sul credito d’imposta per gli imprenditori del Sud. In questo governo la questione meridionale è stata invece del tutto cancellata. Altro che piano anti-crisi: se l’esecutivo non si decide a cambiare politica, confermerebbe la sua grave impostazione antimeridionalista. Ma anche, e soprattutto, la sua miope politica di sviluppo nazionale.

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