25 OTTOBRE 2008: PERCHE’ SCENDERE IN PIAZZA
Scritto da: Sergio D'Antoni in Pd, tags: 25 ottobre, Circo Massimo, salva l'ItaliaManifestare civilmente il proprio dissenso è un diritto fondamentale e inviolabile in una democrazia. Per una forza di opposizione certe volte è anche un dovere. Il Partito democratico sta per scendere in piazza. Lo farà perché, sotto la spinta del governo della destra, l’Italia si sta avviando a un preoccupante declino economico, politico e morale. Lo farà in maniera responsabile, insieme al suo popolo, ma anche insieme a tanti altri cittadini che stanno scoprendo sulle loro spalle quanto iniquo sia l’operato di questo esecutivo.
Come responsabile delle politiche per il mezzogiorno rivolgo il mio appello a chi vive nelle aree più disagiate di questo Paese. Di fronte ad una compagine di governo demagogica, spregiudicata e dilettantesca, che ha cancellato la questione meridionale dall’agenda pubblica, lo sdegno e l’indignazione sono legittimi, ma non sufficienti. Il mago di Arcore ha tentato invano di ammaliare l’opinione pubblica cercando di convincerla che in tempi di crisi manifestare non è cosa opportuna. Ci vuole il dialogo, va dicendo. Ma quale dialogo ha offerto fino ad oggi il suo governo?
Tutte le misure adottate sono state varate per decreto legge e con voto di fiducia. In questo modo hanno smantellato le politiche per il Mezzogiorno. Dirottato miliardi di euro dalle aree più povere a quelle più ricche. Smontato i meccanismi che garantivano aiuti alle imprese che operano al meridione. Falcidiato la scuola. Imposto la riforma federalista. Tutto senza il minimo confronto parlamentare. Senza ascoltare le proposte dell’opposizione e ignorando persino quelle della stessa maggioranza che li sostiene. Berlusconi farnetica di dialogo e offende sistematicamente il Parlamento e le istituzioni di questo Paese.
Intanto colpi tremendi vengono sferrati contro il tessuto sociale e produttivo italiano. In piena crisi economico-finanziaria e in piena recessione, non un provvedimento viene varato a favore dei più deboli. Lo spot della social card non convince nessuno. Per far crescere di nuovo la fiducia e la domanda servono sgravi immediati a salari e pensioni. Urge una riforma profonda degli ammortizzatori sociali. Occorre facilitare l’accesso al credito alle piccole e medie imprese. Niente di tutto questo è stato fatto.
Al contrario le ferite peggiori sono state prodotte proprio sui centri nevralgici dello sviluppo italiano. Si riempiono le casse delle amministrazioni amiche con fondi destinati agli investimenti produttivi delle aree sottoutilizzate. Si dirottano miliardi di euro destinati alle strade e alle ferrovie della Calabria e della Sicilia. Si nega agli imprenditori meridionali il credito necessario alla ripartenza. Si taglia sull’università e la ricerca, favorendo il fenomeno dell’emigrazione.
Così non va. L’occasione del 25 ottobre deve essere colta nella sua essenza: una reazione forte a una politica che sta affossando questo Paese. Il popolo del Partito democratico farà sentire la sua voce. Dal basso, come è abituato a fare dal tempo delle primarie. La mobilitazione è oggi come mai necessaria per tornare a dare una speranza all’Italia. Per ricordare al governo di Silvio Berlusconi che lo Stato non è un consiglio di amministrazione, che l’Italia non è un’azienda. Ma un Paese unito, dove non devono esserci distinzioni tra figli e figliastri.
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