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Un nuovo inizio per il Partito democratico e per tutta l’Italia. Uno “start” che parta da un forte e responsabile richiamo all’unità, faccia tesoro di tutti gli errori commessi. Non dimentichi i molti successi fin qui ottenuti. E, soprattutto, rilanci il ruolo di un’opposizione dura e senza sconti. Questo il senso delle prime parole e delle prime azioni del nuovo segretario Dario Franceschini. Nei giorni scorsi, la stampa ha accarezzato maliziosamente ipotesi di un mandato debole. Si è parlato a sproposito di reggenza, di interim, di soluzione a orologeria. Nulla di più falso. Lo si è capito dalla relazione che sabato scorso ha accompagnato la sua candidatura in assemblea costituente. Lo si è visto nei suoi primi interventi e nei suoi primi richiami da segretario. Franceschini è un leader vero, in grado di traghettare l’Italia fuori dalla bufera in cui si trova.

Il lavoro che gli si pone davanti è imponente. L’azione miope e demagogica del governo Berlusconi sta portando il Paese a una lenta disgregazione. L’Italia perde coesione istituzionale, sociale ed economica. L’esecutivo preferisce la logica della violenta contrapposizione a quella della concertazione e della ricerca delle unità d’intenti. Nel momento più difficile della storia della Repubblica ai cittadini vengono proposte una serie di strumentali opposizioni binarie. Da una parte i fannulloni, dall’altra i lavoratori produttivi; da una parte il sud sprecone, dall’altra il nord virtuoso; da una parte gli immigrati, dall’altra gli italiani. E si potrebbe andare avanti a lungo. Questa impostazione alimenta le diffidenze e genera paura. E la paura è il concime più fertile su cui far attecchire politiche autoritarie, egoistiche e liberticide. Per questo va combattuta a tutti i livelli e senza quartiere. Questa la prima sfida politica del nuovo segretario democratico.

Riconoscere l’immenso valore dell’unità e della solidarietà nazionale. Un principio valido tanto sul piano economico quanto su quello sociale. Questa la sola strada in grado di portare l’Italia verso nuovi orizzonti di sviluppo. Beninteso: rilanciare il tema dell’unità nazionale non vuol dire ritirarsi da sfide importanti come quella del federalismo fiscale. Significa affrontare queste sfide nella convinzione che ogni legge dello Stato deve rendere più efficiente il sistema Italia, ma sempre e comunque all’interno di un quadro di solidarietà nazionale. Non è questione di “buonismo” e neppure di sola giustizia sociale. Se è vero come è vero che la crisi nasce da una cattiva distribuzione della ricchezza, l’unica maniera per fronteggiarla è quella di puntare una buona volta sui ceti deboli e sulle aree sottosviluppate.

La verità è che senza una prospettiva nazionale nelle politiche economiche e sociali, il paese non sarà mai in grado di decollare. Lo ricordano i più illustri osservatori e le istituzioni più prestigiose, a cominciare dalla Banca d’Italia. Per inaugurare questa battaglia non servono né esistono scorciatoie. Non sono pensabili “partiti del nord” o “partiti del sud”. Il lavoro di chiunque sia coinvolto nel partito deve tendere al consolidamento di un soggetto unitario, che parli con un’unica voce. Un partito che rifiuti ogni egoismo, si apra al confronto sulle varie specificità territoriali e sia pronto a restituire tempestive risposte di sintesi. Siamo certi che il nuovo segretario sarà in grado di raccogliere questa sfida e di interpretare il suo mandato nella maniera migliore. Cosciente del fatto che in gioco non ci sono solo le sorti di un partito, ma le radici culturali che hanno reso l’Italia un grande Paese libero e solidale.

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