Quella approvata a Montecitorio e’ una finanziaria iniqua, dissennata e antimeridionalista, che sposta miliardi di euro dalle aree deboli a quelle forti del paese. Le sorti sociali ed economiche del Sud sembrano ormai in balia di una maggioranza imbelle e di un governo che continua a scippare fondi per lo sviluppo. Mentre gli esponenti meridionali di centrodestra, evidentemente colti da sindrome di Stoccolma, se ne stanno placidi a guardare, la destra taglia 13 miliardi dal Fondo aree sottoutilizzate, lascia alla deriva salariati e pensionati, non aiuta in alcun modo i piccoli e medi imprenditori del Mezzogiorno. E questo nel pieno di uno tsunami economico che nel 2009 chiedera’ al Sud il piu’ alto tributo in termini di recessione. In questo quadro, anche i parlamentari di maggioranza che si spacciano per meridionalisti si sperticano in complimenti mentre il governo lancia bordate tremende al Mezzogiorno. Le anime belle si accontentano di vaghe promesse e di rinvii al futuro. Qualche autonomista, evidentemente in imbarazzo, tenta persino di prendersela con il governo Prodi. Gli ricordiamo che il centrosinistra ha portato a quota 64 miliardi il Fas, ha implementato l’automatismo sul credito d’imposta per gli imprenditori, ha sgravato dell’imposta sulla prima casa le famiglie povere. Il governo Berlusconi ha invece del tutto cancellato dall’agenda la questione meridionale. Questa coalizione a trazione leghista crede forse di far cosa gradita al Nord, ma in questo modo condanna lo sviluppo di tutto il territorio nazionale. Perche’ senza il Sud l’Italia non riparte.
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Ci sono momenti in cui le maschere cadono, in cui le belle apparenze e gli annunci pomposi non possono che lasciare il passo a una realtà ingiusta e intollerabile. Uno di questi momenti si è manifestato ieri a Montecitorio. Il teatro è quello della commissione Bilancio. Sul tavolo un emendamento per ripristinare l’automatismo del credito d’imposta presentato dal Partito democratico e dall’Mpa. Per intenderci, quel meccanismo che garantiva un minore carico fiscale per gli investimenti produttivi degli imprenditori meridionali che Tremonti ha cancellato con un colpo di spugna. Risultato: con ventuno “sì” e ventuno “no” l’emendamento salva-meridione non è passato per un soffio.
Non è questa, però, la notizia peggiore. Il fatto è che tutti, ma proprio tutti i deputati pidiellini meridionali hanno votato contro. Inclusi, naturalmente quelli siciliani. Con un bel “no” allo sviluppo del Mezzogiorno, i parlamentari berlusconiani hanno pagato il loro tributo al Cavaliere. È così che questi signori intendono rappresentare gli interessi del loro territorio e dell’Italia intera? È così che onorano la propria autonomia rispetto alla deriva lombardo-veneta di questo esecutivo? Non c’è bisogno che ricordi ai colleghi e conterranei quanto questo governo abbia tolto al Sud, e in particolare alla Sicilia. Gli stessi parlamentari dell’Mpa recentemente hanno denunciato uno scandaloso dirottamento di fondi dal Mezzogiorno al centro-nord. Come responsabile delle politiche per il Mezzogiorno del Pd, ma soprattutto come siciliano, ho apprezzato quel gesto, anche se appariva quanto mai debole e tardivo. Mi chiedo a questo punto: come fanno gli autonomisti ad essere ancora alleati con Pdl e Lega?
Ecco allora che la maschera cade: per non disturbare il manovratore, gli esponenti Mpa tornano a girarsi dall’altra parte e fingono di non vedere. Tutto questo mentre il governo annuncia di voler spendere altri 16 miliardi di euro per completare l’alta velocità al Nord. Da dove prenderanno i soldi Berlusconi e i suoi collaboratori? Il timore, purtroppo più che fondato, è che li tolgano, come hanno sempre fatto, al tessuto sociale ed economico del meridione. Il sospetto è che intendano scippare ancora una volta il fondo per le aree sottoutilizzate questa volta per portare a termine le grandi opere settentrionali. Mentre per le strade e le ferrovie del Sud non si registrano che tagli. L’antimeridionalismo di questo governo ci indigna, ma purtroppo non ci sorprende. A indignare e stupire, invece, è l’ingiustificabile comportamento dei deputati meridionali della maggioranza.
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Oggi vogliamo festeggiare il verificarsi di un evento assai raro: un timido sussulto di risveglio nella rappresentanza Mpa in Parlamento. I capigruppo di Camera e Senato, Carmelo Lo Monte e Giovanni Pistorio, hanno inviato una lettera a Silvio Berlusconi per chiedere un vertice di maggioranza sui problemi legati all’utilizzo improprio dei fondi Fas. Nella loro missiva gli autonomisti “prendono atto” che le risorse destinate per legge a investimenti produttivi delle aree deboli - l’85 per cento delle quali sono nei territori del Mezzogiorno - vengono massicciamente stornate per coprire spese “assolutamente estranee” a tale scopo. Era ora! Anche se con un ritardo abissale anche i colleghi dell’Mpa si sono accorti dei tagli fatti da Tremonti al meridione.
Il ministro delle Finanze, nel silenzio degli esponenti del partito di Lombardo, prima si e’ preso 3,2 miliardi già stanziati dal governo Prodi per le infrastrutture in Calabria e Sicilia, poi altri 3 destinati alla crescita del Mezzogiorno. Senza rinnovare, tra l’altro, il credito di imposta per le imprese del Sud. Il dato politico è che la subalternità dimostrata da Lombardo all’asse Lega-Tremonti, avrà un costo altissimo per i cittadini siciliani, che sono stati presi in giro da un governo che sotto il doppiopetto nasconde una bella camicia verde. Ci sono voluti mesi, ma alla fine se ne sono accorti anche dalle parti dell’Mpa. Speriamo che il letargo non li inghiotta di nuovo. E che alle loro manifestazioni di “profondo disappunto” seguano comportamenti coerenti.
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