Giornali

  • 11/02/2012 - LA SICILIA

    L’occasione di un riscatto per i giovani

    L’annuncio del ministro Barca di un piano incentivi per l’occupazione di 50mila giovani in Sicilia segna una radicale discontinuità anche simbolica con il recente passato berlusconiano. La squadra di Monti tenta in questo modo di riabilitare la funzione economica del Mezzogiorno. Rappresentando quest’area non più come la “palla al piede” d’Italia, terra di “cialtroni”, e zavorra della “locomotiva Nord”. Ma, al contrario, come la leva decisiva del rilancio nazionale. Il pacchetto occupazione firmato da Barca – che recupera integralmente una proposta presentata dai democratici due anni fa – deve essere considerato un tassello importante di una strategia di sviluppo nazionale incentrata sul riscatto delle realtà più deboli.

  • 07/02/2012 - IL GIORNALE DI SICILIA

    43mila posti di lavoro

    “Il Governo Monti convochi subito una conferenza Stato-Regioni e sblocchi definitivamente il credito d’imposta per chi assume nel Mezzogiorno”. Lo sollecita, con un’interrogazione al premier, in qualità di ministro dell’Economia, l’on. Sergio D’Antoni.

  • 07/02/2012 - EUROPA

    Una speranza per Palermo

    A Palermo primarie saranno. Nella delicata fase che precede il confronto elettorale per il sindaco del capoluogo siciliano, il centrosinistra sarà compatto nello scegliere un candidato unitario attraverso la più larga partecipazione della propria base. Un risultato strategico e decisivo, frutto dell’azione paziente e decisa del segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, e di quello regionale, Giuseppe Lupo. Il Partito democratico si presenta all’appuntamento del 4 marzo con il nome di punta di Rita Borsellino e con il risultato di avere ricomposto il fronte delle forze progressiste in un cammino comune di integrazione e sviluppo per la città. Significa, per essere chiari, lavorare, dove è possibile, a una grande alleanza di governo che includa i moderati, ma sempre a partire dall’unità delle forze di centrosinistra. Polemiche inutili, quelle avanzate nei giorni scorsi da alcuni esponenti democratici. L’impostazione è chiara, conferma la linea assunta dal Pd a livello regionale. Inserendosi perfettamente nel solco della strategia nazionale di un partito che ha oggi l’ambizione e il dovere di essere al centro della costruzione dell’alternativa alle disastrose esperienze di governo del centrodestra.

  • 05/02/2012 - L'UNITA'

    Senza accordo i democratici devono votare no

    Senza accordo i democratici devono votare no

    È un’occasione imperdibile quella offerta dalla riconquistata unità del fronte sociale. Una opportunità che il governo Monti deve saper cogliere fino in fondo, dando il via a un confronto concertativo che abbia l’ambizione di riformare i pilastri del nostro welfare e di portare a compimento il lavoro iniziato con il decreto salva Italia. Significa cooperare per ridefinire dalle fondamenta il sistema di ammortizzatori sociali, garantendo tutela a tutte le tipologie contrattuali. Significa onorare il lavoro iniziato a dicembre con la riforma del sistema pensionistico e porre le basi di un grande patto generazionale a favore delle giovani leve. Con coraggio e responsabilità il Partito democratico ha approvato quel provvedimento, che è il più coerente che si trovi in Europa. Il governo deve ora fare il passo decisivo, portando a compimento un tavolo di reale cooperazione su obiettivi strategici comuni. In poco tempo si può fare molto. Basta puntare i riflettori sui problemi giusti. Mantenere lo sguardo sui reali obiettivi strategici ed evitare di perdere tempo con sterili referendum sull’articolo 18 e sul posto fisso. Un falso problema vecchio di venti anni. Nel mare in tempesta in cui si trova l’Italia l’ultima cosa che dobbiamo fare è ascoltare il canto delle sirene neoliberiste. Sirene che, c’è da dirlo, abitano anche nel nostro partito. La sfida, oggi, non è quella di rivedere le regole che tutelano i lavoratori. Non si tratta di tagliere, ma anzi di allargare i diritti del lavoro, trovando il modo di coniugare questo allargamento al necessario aumento della produttività e della competitività.

  • EUROPA - 27/01/2012

    Due italie, sempre di più

    Sempre più lontani, sempre più divisi. Le indagini diffuse nelle ultime 48 ore dall’Ocse, da Bankitalia e dall’Istat restituiscono l’immagine di un’Italia spaccata. Un paese ferito e frenato da spaventosi livelli di disuguaglianza nei redditi, nei patrimoni, nelle opportunità. Tabelle e numeri pesanti come macigni, che evidenziano come il 10 per cento delle famiglie più ricche possegga quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva, mentre il 50 delle famiglie più povere non vada oltre il 10. Insomma, i ricchi sono sempre di meno e sempre più ricchi, i poveri sempre più numerosi e sempre più poveri. Una deriva che è andata accelerando specialmente negli ultimi dieci anni, complici le politiche disgreganti dell’asse Bossi-Tremonti. E che denuncia ancora una volta il forte nesso causale che lega la cattiva distribuzione della ricchezza alle crisi economiche.

  • 14/01/2012 - L'UNITA'

    Patto per la crescita una sfida da non perdere

    L’intesa raggiunta da Cisl, Cgil e Uil per una piattaforma unitaria sul lavoro rappresenta un passo avanti decisivo verso quel traguardo strategico che è l’apertura di una stagione di piena e responsabile concertazione. Il governo non deve assolutamente perdere questa opportunità e cogliere fino in fondo questa grande sfida per il rinnovamento. Quello che serve all’Italia è un patto sociale per la crescita. Governo e parti sociali hanno oggi la capacità e l’occasione di individuare soluzioni eque, strutturali e condivise. Il lavoro da fare è molto. A partire dagli ammortizzatori sociali, che devono essere rifondati secondo un principio universalista e che quindi dovranno tutelare tutte le tipologie di lavoro e tutte le forme contrattuali.

  • 12/01/2012 - EUROPA

    Concertazione alla tedesca

    Concertazione alla tedesca

    Chi ha paura della democrazia economica? L’avvio a Palazzo Chigi delle consultazioni con con le parti sociali in vista della riforma del mercato del lavoro offre un’occasione unica. Aprire una stagione di reale concertazione che metta sul tavolo la questione della partecipazione dei lavoratori alle decisioni strategiche d’impresa. Un cambio di prospettiva radicale, che vada ben oltre il motto semplicistico “agganciare i salari alla produttività” e che invece miri ad allargare il dominio dei poteri e dei diritti del lavoro in cambio di maggiore produttività e del superamento dell’antagonismo secco nelle imprese. Follia? Utopia? Non per la Germania, che grazie a questo modello è cresciuta negli ultimi anni più di qualunque altra economia occidentale, creando nel solo 2011 oltre 400mila posti di lavoro. Alla faccia della crisi.

  • 16/12/2011 - EUROPA

    Concertare per la fase due

    Concertare per la fase due

    La manovra è in dirittura d’arrivo alla Camera. Con sé porta un carico di sacrifici per tutti, e la prospettiva di un risanamento da cui dipende il domani del nostro paese. Il Partito democratico ha lavorato intensamente in parlamento per dare al decreto un profilo di maggiore equità. I risultati, come è noto, vanno dall’innalzamento del livello di rivalutazione delle pensioni all’abbassamento della soglia di tracciabilità, dagli sgravi Imu per le famiglie più numerose all’imposizione strutturale sui capitali scudati. Passi importanti lungo un percorso che porta a una riforma fiscale solidale, e che individua i propri cardini nella lotta all’evasione e nel maggiore contributo delle ricchezze e delle rendite improduttive. Chi dice che in questa manovra manca la componente della patrimoniale, compie un’operazione di pura demagogia.

  • 07/12/2011 - EUROPA

    Avanti così con qualche ritocco

    Avanti così con qualche ritocco

    Non c’è proprio nulla di enfatico nel titolo assegnato dallo stesso Mario Monti al cosiddetto decreto “salva Italia”. C’è davvero un paese da salvare in questo momento. Un paese che fino a due giorni fa era sull’orlo del fallimento, dove l’aveva lasciato il governo di Berlusconi, Bossi e Tremonti. Di fronte a questa prospettiva la manovra, per quanto dura, è nel suo insieme assolutamente necessaria. Consapevolezza che accompagna non solo gran parte del mondo della politica, ma anche tutte le maggiori organizzazioni sociali e la maggioranza della cittadinanza. Non bisogna confondere la protesta dei sindacati con un veto acritico all’impianto complessivo del provvedimento. Le reazioni del mondo del lavoro sono legittime e comprensibili, nella misura in cui si traducono in puntuali e responsabili proposte e avanzano la giusta pretesa di aprire al più presto un dialogo concertativo con la squadra del Professore. Il Partito democratico ascolta con attenzione queste voci. E chiede al governo di aprire spazi per migliorare i contenuti del decreto. L’obiettivo deve essere quello di rafforzarne l’impostazione coesiva attraverso l’intervento su due fondamentali capitoli: la tutela degli assegni pensionistici più bassi e la centralità delle zone deboli nella strategia di sviluppo nazionale.

  • 02/12/2011 - L'UNITA'

    Non c’è conflitto tra decidere e concertare

    Non c’è conflitto tra decidere e concertare

    Prima Giavazzi e Alesina, ora Di Vico, a breve chissà quale altro big di via Solferino. Fatto sta che al Corriere della Sera è ormai guerra aperta alla concertazione. Sulle colonne del primo giornale nazionale si sprecano gli editoriali che tentano di ricondurre le maggiori debolezze patrie al confronto tra governo e parti sociali. L’argomento è pressappoco il seguente: se in Italia non si riesce a cambiare nulla, se il motore della nazione è fermo è perché gli esecutivi si preoccupano troppo di ottenere il placet di tutte le parti sociali. Corollario: un esecutivo non sarà mai in grado di prendere decisioni impopolari se offre ai soggetti colpiti dai tagli la possibilità di contrattare alternative. Un teorema ideologico, pericoloso e completamente sballato.

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