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I primi provvedimenti varati dall'Esecutivo di Silvio Berlusconi costituiscono un forte arretramento rispetto a quanto era stato fatto in questi anni in termini di politiche per il Meridione.
Il decreto fiscale su Straordinari e ICI E’ stato il primo forte attacco al Mezzogiorno del Governo di destra. La copertura finanziaria del decreto viene infatti garantita in larghissima parte da tagli di risorse destinate alla realizzazione di infrastrutture nel Mezzogiorno e, in particolare, in Calabria e Sardegna. Su un fabbisogno per i due provvedimenti citati di circa 2,4 miliardi circa 2 miliardi provengono infatti da stanziamenti del precedente Governo per interventi nel Mezzogiorno, che vengono così cancellati. Sono stati usati a copertura delle nuove spese, infatti, circa 1,4 miliardi della dote Fintecna per la costruzione del Ponte sullo Stretto, che il Governo Prodi aveva poi destinato nella Finanziaria 2007 a interventi per la realizzazione di opere ferroviarie e stradali in Sicilia e in Calabria. A ciò si aggiungono altri 500 milioni che erano stati destinati a opere viarie minori, sempre in Calabria e Sicilia, dalla Finanziaria 2007 e di cui, con questo decreto è stata eliminata la dotazione finanziaria.
Il Decreto-Legge 3 giugno 2008 n. 97 smonta poi il credito d’imposta per gli investimentoi nel Sud, eliminandone di fatto l’automaticità. Viene introdotto un tetto di spesa e un meccanismo di richiesta e prenotazione delle risorse disponibili per crediti d’imposta agli investimenti: l’impresa che effettua l’investimento non è più sicura che il credito d’imposta gli venga poi riconosciuto. Con questo inoltre si rende vana la lunga trattativa condotta a Bruxelles per farsi autorizzare uno strumento pienamente automatico e differenziato sul territorio, una prima forma di fiscalità compensativa nel Mezzogiorno di grandissimo valore, che richiederà quindi una nuova rinegoziazione.
Il D.L. 112/2008, infine, penalizza il Mezzogiorno con tre diverse misure. La prima consiste in un taglio particolarmente sostanzioso proprio per la missione “Sviluppo e riequilibrio territoriale”, oltre 1,7 miliardi di euro di riduzione nel 2009 (oltre l’80% del taglio previsto all’intero Ministero dello Sviluppo Economico). Tale riduzione sale a 2,1 miliardi nel 2010 e a 3,8 miliardi nel 2011. La seconda consiste nella revisione delle agevolazioni agli investimenti previsti da Contratti di Programma e Localizzazione, con conseguente blocco delle agevolazioni. La terza consiste in una profonda modifica della programmazione della spesa di sviluppo e coesione nel Mezzogiorno attraverso una riprogrammazione delle risorse del Fondo Aree Sottoutilizzate.
La riprogrammazione riguarda complessivamente circa 29,2 miliardi di euro, una cifra piuttosto rilevante di cui però non si ha nessuna informazione sulla futura destinazione, al di la di una generica indicazione di “priorità” verso le infrastrutture e rimane completamente affidata ad un secondo momento di riprogrammazione. Ma soprattutto mancava ogni garanzia che tale processo di ridefinizione consentisse almeno di mantenere l’attuale distribuzione territoriale delle risorse. Solo un emendamento presentato dal Partito Democratico ha consentito almeno per i primi due articoli di inserire il vincolo della concentrazione dell’85% delle risorse del FAS nelle regioni meridionali.
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