L’intesa raggiunta da Cisl, Cgil e Uil per una piattaforma unitaria sul lavoro rappresenta un passo avanti decisivo verso quel traguardo strategico che è l’apertura di una stagione di piena e responsabile concertazione. Il governo non deve assolutamente perdere questa opportunità e cogliere fino in fondo questa grande sfida per il rinnovamento. Quello che serve all’Italia è un patto sociale per la crescita. Governo e parti sociali hanno oggi la capacità e l’occasione di individuare soluzioni eque, strutturali e condivise. Il lavoro da fare è molto. A partire dagli ammortizzatori sociali, che devono essere rifondati secondo un principio universalista e che quindi dovranno tutelare tutte le tipologie di lavoro e tutte le forme contrattuali.
Ma in questa fase cruciale dobbiamo avere il coraggio di elevare ulteriormente il livello dello scambio. La “tempesta perfetta” che ha investito l’Italia ha riportato in primo piano alcuni dei capitoli principali dell’economia del lavoro. Concetti come redistribuzione, produttività, salari, inflazione, sono tornati drammaticamente attuali. Insieme naturalmente allo spettro più temuto di tutti, quello della disoccupazione. Dare risposte strutturali su questi argomenti significa di rimettere in discussione il modello di sviluppo che ci ha portati fino a questo punto.
Dalle risposte che saremo in grado di dare in questo frangente, dipenderà la capacità di raddrizzare gli squilibri che ci hanno portato all’attuale crisi. Ha ragione Giuliano Amato: quello che serve è grande accordo che ambisca a riscrivere le regole di un welfare e di un capitalismo più solidale, stabile e responsabile. Valutando, per esempio, l’introduzione di strumenti partecipativi e di democrazia economica nel mondo delle imprese. Significa allargare il dominio dei poteri e dei diritti del lavoro in cambio di maggiore produttività e del superamento dell’antagonismo secco nelle imprese. È il modello della Mitbestimmung tedesca, la compartecipazione dei lavoratori nelle decisioni strategiche d’impresa che ha permesso alla Germania di crescere negli ultimi anni più di qualunque altra economia occidentale, creando nel solo 2011 oltre 400mila posti di lavoro.
L’occasione che abbiamo di fronte è unica e può dar frutti solo in un contesto di responsabile cooperazione su obiettivi comuni. Non c’è miglior metodo per dare risposte alle due massime priorità dell’Italia: l’occupazione e una più equa distribuzione delle risorse. Gli accordi del ‘92-’93 dimostrano che attraverso una azione coordinata delle istituzioni, degli imprenditori e del sindacato si possono governare le grandi dinamiche della politica economica, e in particolare le variabili dello sviluppo e dell’occupazione. È questo il momento di agire.