Monti

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  • Sud, D’Antoni: “Tremonti paradossale, governo punti su industria”

    “Paradossali e prive di ogni credibilita’ le polemiche alzate da Giulio Tremonti e da altri maggiorenti del centrodestra sulla riorganizzazione dei fondi per il Sud disposta ieri dal Consiglio dei ministri. Liberando oltre due miliardi da risorse gia’ esistenti ma di fatto inutilizzabili, il governo Monti ha reso evidenti le colpe dell’amministrazione Bossi-Berlusconi nel non aver saputo ne’ voluto gestire il capitolo strategico della coesione nazionale”. Lo afferma Sergio D’Antoni, responsabile delle politiche del Pd sul territorio.

  • Dl fiscale, Pd: “Con decreto maggiore equità“

    “L’Italia puo’ uscire dalla crisi grazie alla serieta’ del governo Monti e a provvedimenti come il decreto che oggi votiamo. Se siamo dove siamo e’ perche’ la Lega e altri hanno mal governato portando il Paese nella situazione in cui si trova adesso. Il Pd sta facendo la sua parte per aiutare l’Italia a svoltare e con noi lo fara’”. Lo ha detto Sergio D’Antoni, deputato del Pd durante la dichiarazione di voto sul decreto semplificazioni fiscali nell’Aula di Montecitorio a nome del gruppo dei democratici.

  • Crisi, il dialogo è la strategia vincente

    Quanti problemi, quanti scioperi, e quanto tempo avremmo risparmiato con un accordo al tavolo della trattativa sul mercato del lavoro? E quanti problemi, quanti scioperi, e quanto tempo perderemmo ancora se il Partito democratico non avesse mediato fuori e dentro il parlamento, dando ascolto alle giuste istanze dei sindacati? Chi si affretta in questi giorni a celebrare la fine della concertazione, finge di non vedere il paziente ed efficace lavoro di ricucitura operato da Pierluigi Bersani in sinergia con le maggiori organizzazioni del lavoro.

  • Sud, D’Antoni: “Bene Monti, ora governo onori mozione”

    “Il presidente Monti ha ragione: il Sud subisce la crisi molto piu’ del resto d’Italia e il suo mancato sviluppo determina l’avvitamento degli indicatori economici e sociali di tutta la nazione. Ecco perche’ e’ tutto il paese ad avere bisogno oggi di una strategia di sviluppo incentrata sul rilancio delle zone deboli”. Lo afferma in una nota Sergio D’Antoni, responsabile delle politiche del Pd sul territorio.

  • Molto grave aver spezzato il filo

    L’epilogo della trattativa tra governo e parti sociali è sicuramente una grande opportunità mancata. Si è arrivati a un passo da un traguardo epocale, che avrebbe permesso l’apertura di una importante fase di riformismo partecipato, una stagione capace di elevare al massimo il livello dello scambio e di mettere sul tavolo molti dei capitoli inerenti il nostro modello di sviluppo.

  • Il circuito disuguaglianza-sottosviluppo

    Esiste una forte relazione, nel nostro paese, tra mancato sviluppo delle zone deboli del Sud e deficit democratico. Un nesso profondo e biunivoco, che rende l’uno causa ed effetto dell’altro. La questione democratica è infatti implicita in una nazione che esclude di fatto un terzo della propria popolazione dal circuito produttivo e dai processi decisionali partecipativi.

  • L’occasione di un riscatto per i giovani

    L’annuncio del ministro Barca di un piano incentivi per l’occupazione di 50mila giovani in Sicilia segna una radicale discontinuità anche simbolica con il recente passato berlusconiano. La squadra di Monti tenta in questo modo di riabilitare la funzione economica del Mezzogiorno. Rappresentando quest’area non più come la “palla al piede” d’Italia, terra di “cialtroni”, e zavorra della “locomotiva Nord”. Ma, al contrario, come la leva decisiva del rilancio nazionale. Il pacchetto occupazione firmato da Barca – che recupera integralmente una proposta presentata dai democratici due anni fa – deve essere considerato un tassello importante di una strategia di sviluppo nazionale incentrata sul riscatto delle realtà più deboli.

  • 43mila posti di lavoro

    “Il Governo Monti convochi subito una conferenza Stato-Regioni e sblocchi definitivamente il credito d’imposta per chi assume nel Mezzogiorno”. Lo sollecita, con un’interrogazione al premier, in qualità di ministro dell’Economia, l’on. Sergio D’Antoni.

  • Senza accordo i democratici devono votare no

    È un’occasione imperdibile quella offerta dalla riconquistata unità del fronte sociale. Una opportunità che il governo Monti deve saper cogliere fino in fondo, dando il via a un confronto concertativo che abbia l’ambizione di riformare i pilastri del nostro welfare e di portare a compimento il lavoro iniziato con il decreto salva Italia. Significa cooperare per ridefinire dalle fondamenta il sistema di ammortizzatori sociali, garantendo tutela a tutte le tipologie contrattuali. Significa onorare il lavoro iniziato a dicembre con la riforma del sistema pensionistico e porre le basi di un grande patto generazionale a favore delle giovani leve. Con coraggio e responsabilità il Partito democratico ha approvato quel provvedimento, che è il più coerente che si trovi in Europa. Il governo deve ora fare il passo decisivo, portando a compimento un tavolo di reale cooperazione su obiettivi strategici comuni. In poco tempo si può fare molto. Basta puntare i riflettori sui problemi giusti. Mantenere lo sguardo sui reali obiettivi strategici ed evitare di perdere tempo con sterili referendum sull’articolo 18 e sul posto fisso. Un falso problema vecchio di venti anni. Nel mare in tempesta in cui si trova l’Italia l’ultima cosa che dobbiamo fare è ascoltare il canto delle sirene neoliberiste. Sirene che, c’è da dirlo, abitano anche nel nostro partito. La sfida, oggi, non è quella di rivedere le regole che tutelano i lavoratori. Non si tratta di tagliere, ma anzi di allargare i diritti del lavoro, trovando il modo di coniugare questo allargamento al necessario aumento della produttività e della competitività.

  • Crisi, D’Antoni: “Subito un patto per la crescita e la coesione”

    L’allarme lanciato dal Fondo monetario internazionale conferma che l’Italia ha urgente bisogno di pervenire a un patto sociale per la crescita e per la coesione nazionale. Istituzioni e corpo sociale devono stringere un grande accordo che metta in cima alle priorita’ nazionali il superamento dei divari sociali e geografici che ci hanno portato fino a questo punto

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