“Una gran buona notizia per il Mezzogiorno e per tutta l’Italia, che pero’ deve essere accompagnata da una azione piu’ incisiva sul fronte della fiscalita’ di sviluppo per le imprese che assumono e che investono al Sud”. E’ il commento di Sergio D’Antoni, responsabile Pd delle politiche sul territorio, dopo la riprogrammazione dei fondi comunitari destinati al meridione deliberata dal Consiglio dei ministri.
“I dati Unioncamere confermano che la crisi produce i suoi effetti piu’ devastanti tra le aree e le fasce deboli del paese. Il Sud sconta una contrazione dell’occupazione, della crescita e dei consumi quasi doppia rispetto al resto dell’Italia. Serve uno scatto, una accelerazione da parte del governo sulle politiche di convergenza. Rispondere a questa emergenza significa realizzare la migliore strategia di sviluppo per tutto il paese”. Lo afferma in una nota Sergio D’Antoni, responsabile Pd delle politiche sul territorio.
Da una parte l’Istat, che registra livelli di disoccupazione mai raggiunti nel nostro paese, specialmente al Sud e tra i giovani. Che evidenzia una “impennata vertiginosa” del numero di persone che vive in baracca. Che denuncia una inaudita divaricazione tra costo della vita e salari. Dall’altra la guardia di finanza, secondo cui nel solo 2012 duemila evasori totali si sono spartiti qualcosa come 6 miliardi di euro. In mezzo, un divario spaventoso. Una voragine che offende il senso di giustizia e che è alla base della mancata crescita del nostro paese. L’Italia ha assoluto bisogno di aprire una stagione di coraggiosa redistribuzione fiscale, sociale ed economica. Chi ancora ne dubitasse, non ha che da riflettere su questi dati.
“Trenta anni fa venivano uccisi dalla barbarie mafiosa Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Due uomini coraggiosi, che hanno saputo lottare fino alle estreme conseguenze per affermare il dominio della legalita’ in Sicilia e in tutta l’Italia”. Lo afferma Sergio D’Antoni, deputato Pd e vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nel giorno del 30/mo anniversario della morte di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo.
Il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro è entratO in questi giorni nel vivo del suo iter parlamentare. Non un “ultimo miglio”, ma un cantiere attivo, in cui il Partito democratico inciderà concretamente migliorando i contenuti del testo e rilanciando, nel tema specifico delle relazioni industriali, un modello pienamente partecipativo. Sul versante delle correzioni, i nodi da sciogliere sono quelli indicati molto chiaramente su queste colonne da Cesare Damiano e Tiziano Treu. Le modifiche proposte dal Pd riguardano, in estrema sintesi, il potenziamento delle protezioni e degli ammortizzatori sociali, come pure l’istituzione di strumenti più incisivi di lotta al precariato che, specialmente nel Mezzogiorno, rappresenta una piaga esiziale.
“Ogni euro recuperato dalla lotta all’evasione fiscale deve essere impiegato in modo coesivo e redistributivo, abbassando la pressione fiscale sui ceti popolari e realizzando attive politiche di sostegno alle fasce deboli. Non e’ solo una questione di giustizia sociale, e’ il modo migliore per rilanciare la consumi interni e la crescita economica di tutto il paese”. Lo afferma in una nota Sergio D’Antoni, responsabile delle politiche territoriali Pd e vicepresidente della commissione Finanze della Camera.
“Il governo ascolti bene le voci che si sono levate da Roma e, ora che finalmente conosce i numeri, dia risposte immediate e concrete agli esodati. L’unità sindacale deve essere vista dall’esecutivo come una grande occasione per riallacciare il filo del dialogo e puntare con convinzione a un nuovo patto sociale per la crescita, in cui nessuno deve essere lasciato solo”. Lo afferma in una nota Sergio D’Antoni, responsabile delle politiche del Pd sul territorio.
Non la fine di una fase, ma l’inizio di un nuovo percorso. Il varo del disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro deve essere il primo passo di un cammino comune. L’avvio di una stagione davvero riformista, che coinvolga strutturalmente il corpo sociale e che, nel tema specifico delle relazioni industriali, si muova convintamente nella direzione di un modello pienamente partecipativo.
Un piano per gli investimenti e il lavoro produttivo nel Mezzogiorno, che dia slancio all’economia e alla crescita di tutta l’Italia. È lo spirito della mozione unitaria sottoscritta dalle tre maggiori forze politiche nazionali e approvata nei giorni scorsi dal parlamento, con il solo voto contrario della Lega nord. Un documento che potrebbe portare a una vera e propria svolta nel merito e nel metodo di lavoro su una materia cruciale come è la questione meridionale. Dal punto di vista dell’impostazione, è quantomai importante che governo e parlamento ricomincino lavorare insieme sul Sud. Dopo anni di approccio leghista, caratterizzato da politiche localistiche e da provvedimenti asfittici e anticoesivi, l’impostazione delle istituzioni nazionali cambia radicalmente. Il Mezzogiorno smette di essere visto come una palla al piede irredimibile e conquista giustamente, nel suo urgente bisogno di riscatto, un posto di primaria importanza nella strategia complessiva di sviluppo nazionale.
“Recessione e precarieta’ sono due facce della stessa medaglia e si combattono con la stessa impostazione coesiva. L’Italia ha assoluta urgenza di una politica redistributiva, che individui nel riscatto delle realta’ piu’ deboli l’elemento qualificante della propria strategia di sviluppo”. Lo afferma in una nota Sergio D’Antoni, responsabile Pd delle politiche territoriali.